Documentari Netflix sulla moda

Dalle Alpi alle Ande un grido si espande: la sezione documentari su Netflix è grande. Fatemi spiegare quest’inizio di dubbio gusto omaggiante il Piotta: lo dico da tempo e lo ribadisco, la parte migliore di Netflix per me riguarda i documentari.

C’è infatti una vasta scelta di generi e argomenti, tanto che finora non ho mai preso una crepa “documentaristica”. Certo, questo dipende anche dal fatto che difficilmente trovo un documentario non istruttivo, anche se questo dovesse parlare della vita segreta delle pecore neozelandesi. Avrò comunque appreso qualcosa da sfoggiare alle cene, in modo da stupire gli altri con la mia spaventosa cultura. Per esempio, voi lo sapevate che dietro il marchio di scarpe Steve Madden c’è davvero un signor Steve Madden? Io no, prima di vedere il documentario a lui dedicato.

MADDMAN: THE STEVE MADDEN STORY

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Di fatto il documentario si apre proprio su dei malcapitati a cui viene chiesto se hanno presente il fondatore omonimo del brand. La risposta è più o meno unanime: “Ma chi cazz’è?”. Mi unisco al coro: credevo che Steve Madden fosse un nome anonimo (una sorta di Bershka) e non quello di uno stilista in carne e ossa ideatore del marchio.

E invece salta fuori che il signor Madden è addirittura un self-made man che negli anni Novanta vendeva le sue calzature in macchina, diventando poi il creatore di un’azienda che al giorno d’oggi possiede 310 negozi in 76 paesi. Nel mezzo di questo percorso è finito persino in prigione. Non ditemi che ora non vi è venuta la curiosità di unire i puntini e scoprire com’è passato da una fase all’altra.

 

 MANOLO: THE BOY WHO MADE SHOES FOR LIZARDS

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E già, Manolo Blahnik, prima di fare le scarpe per i cristiani, le faceva per le lucertole scovate nel proprio giardino. Adornava le loro zampe (quelle delle lucertole si possono chiamare zampe? Boh. Dovrei cercare un documentario anche su di loro) con creazioni raffinate di carta stagnola, e da lì a diventare lo stilista preferito di persone nient’affatto influenti come Anna Wintour è bastato poco.

Questo documentario, a differenza di quello di Madden, si concentra più sulla personalità sui generis di Blahnik che sul suo percorso professionale, aspetti che vengono talvolta mostrati attraverso scene di finzione, espediente che ho trovato un po’ grossolano. Mica sto guardando la ricostruzione della Pompei antica su Linea verde, dai. Nonostante ciò, rimane una visione perlopiù piacevole.

HOUSE OF Z

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Scusate, ma di uno che ha creato un abito del genere (allego diapositiva qui sotto), io voglio sapere tutto.

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Claire Danes in Zac Posen allo scorso MET Gala

Per fortuna Netflix è arrivato in mio soccorso con questo documentario che racconta i trionfi ma anche le avversità incontrate da Zac Posen, famoso stilista americano.

House of Z narra una storia di cui non mi stanco mai di sentir parlare, ovvero gente che invidio da morire giovane, in gamba e creativa che ha persino incontrato successo. Allora è possibile? Nell’attesa di rispondere a tale domanda, guardo documentari come questo su Posen per deprimermi cercare di carpire qualche segreto. Perché d’accordo, il talento non è qualcosa che si possa insegnare, ma la disciplina con la quale si coltiva e si cura sì, o altrimenti si rischia di compiere qualche casino come Zac Posen insegna.

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