Mini recensioni – Oscar 2018 edition

Siamo di nuovo prossimi a quel baraccone irresistibile chiamato cerimonia degli Oscar, per cui provo un misto di menefreghismo e interesse: non mi va di seguire la premiazione in diretta (c’ho sonno), eppure appena mi sveglio la mattina mi scapicollo a vedere i vincitori.

E le settimane precedenti agli Oscar devo visionare perlomeno tutti i titoli candidati a Miglior Film, casomai mi chiamassero da qualche parte a fare l’opinionista. Nel frattempo che si verifichi quest’improbabile prospettiva, scrivo in questa sede i pronostici e i pareri sugli 8 (sarebbero 9 ma non ho visto Scappa – Get out perché è un horror e io sono una fifona pusillanime) che concorrono per la statuetta di Miglior film.

 

PREDIZIONI

Miglior film: Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior attrice: Frances McDormand

Miglior attore: Gary Oldman

Miglior attrice non protagonista: Allison Jenney

Miglior attore non protagonista: Sam Rockwell

Miglior regia: Greta Gerwig

Miglior sceneggiatura non originale: Chiamami col tuo nome

Miglior sceneggiatura originale: Scappa – Get out


RECENSIONI


LA FORMA DELL’ACQUA

Entro subito a gamba tesa dicendo che La forma dell’acqua per me è molto sopravvalutato. Non mi sono annoiata durante le due ore di visione, ma la verità è che una volta uscita dalla sala l’avevo già riposto nel dimenticatoio. È un film tutt’al più carino; e sappiamo tutti che “carino” può essere un complimento sterile, sì è carino, ma insomma, non arriva a essere bello.

Certo un film carino non meriterebbe di ricevere 13 candidature agli Oscar, come è successo a La forma dell’acqua: eppure l’Academy va pazza per questi film che sì, omaggiano il cinema del passato (vedi The artist, La la land) ma che secondo me si limitano a questo, senza spingere oltre il discorso intrapreso. In conclusione, non mi sono commossa di fronte alla storia d’amore tra Sally Hawkins e quel simpatico mostro squamoso perché mi sono già ampiamente emozionata di fronte a titoli come La bella e la bestia, Edward mani di forbice, Il favoloso mondo di Amélie. Tutti film che hanno già raccontato in maniera fiabesca personaggi emarginati dalla società ma destinati a vivere un grande amore.

 

L’ORA PIÙ BUIA

NS_churchill_home

Probabilmente Gary Oldman vincerà l’Oscar come Miglior attore protagonista per la sua interpretazione di Churchill, e se lo merita perché è un attore strepitoso, ha sconfitto la sua dipendenza dalla droga, lo amo. Tutte motivazioni valide, va bene? Però il film aiuto, che disdetta. La scelta di mostrare un mese della vita di Churchill, per quanto gravoso, ha fatto sì che il materiale da raccontare fosse poco, dettaglio a cui si è cercato di ovviare tramite una sceneggiatura estenuante per la sua verbosità. Senza contare che tale verbosità si è concentrata intorno a un dibattito piuttosto scarno, che si può riassumere grossomodo in tale maniera: “Dobbiamo entrare in guerra contro la Germania” “None, dobbiamo negoziare la pace”, tutto il santissimo tempo così.

 

CHIAMAMI COL TUO NOME

Call Me By Your Name

Ora parlo dell’opera di Luca Guadagnino per dimostrare che non sono solo una criticona ma ogni tanto i film li apprezzo pure. Infatti qui ne ho scritto una recensione più lunga e particolareggiata, ma intanto vi dirò che, come ogni film di Guadagnino, la forma e l’atmosfera sono altamente performanti. Dopo averlo visto viene subito voglia di ozio e cotte estive, succo di pesca e gelati Algida… si arriva quasi a sentire nostalgia per le punture di zanzara. Ma non di solo stile vive lo spettatore, e infatti in Chiamami col tuo nome c’è anche una bella storia d’amore e formazione.

 

DUNKIRK

Dunkirk Tickets Now On Sale, Plus Extended TV Spot

Modalità criticona di nuovo in azione. Nolan è uno dei miei registi preferiti, perciò avevo grandi aspettative riguardo a Dunkirk. I primi quindici minuti ero carica a pallettoni, ma in seguito ho rischiato di addormentarmi: mi è sembrato di ritrovarmi di fronte a una telecronaca girata molto bene, piuttosto che di fronte a un film realmente tridimensionale.

 

IL FILO NASCOSTO

Watch costume designer Mark Bridges explain the intricacies that went into designing the breathtaking costumes for the new film Phantom Thread.

Ritorno a essere tutta frizzi e lazzi per parlare di Il filo nascosto. Ecco, P.T. Anderson sì che omaggia il cinema del passato ma allo stesso tempo lo ribalta, lo rilegge, lo adatta alla sua personale visione e alle vesti del contemporaneo: ma del resto sono di parte, difficilmente non avrei potuto amare un film che in maniera dichiarata ammicca a Hitchcock e Truffaut. Passando alle interpretazioni, se Daniel Day Lewis, protagonista del film, sorprende sempre anche se il suo talento è ormai stranoto, mi dispiace che la sua controparte femminile, ovvero Vicky Krieps, non abbia avuto i riconoscimenti che merita agli Oscar. Peccato, ha un volto da cui emerge una personalità estremamente interessante, a mio avviso: è una di quelle attrici che al primo sguardo non dicono niente, al secondo neanche, ma dopo caspita se ti catturano.

 

THE POST

The Post - Trailer Italiano Ufficiale https://www.filmovie.it/the-post-trailer-italiano-ufficiale/ #Trailer #DataUscitaThePost #MerylStreep #StevenSpielberg #ThePost #ThePostDataUscita #ThePostTrailer #ThePostTrailerIta #ThePostTrailerItaliano #TomHanks #TrailerThePost

The Post mi ha fatto stare in tensione tutto il tempo, mi ha fatto indignare e borbottare tra me e me mentre mi agitavo sulla poltrona del cinema. Immaginatemi così:

"Old Man Yells At  Cloud"

Comunque anche in questo caso sono di parte, perché datemi pane, film sulla Guerra del Vietnam, sulla Guerra Fredda, su Nixon, il Watergate e sarò felice come una Pasqua. A dire il vero, avevo un po’ paura prima di vedere il film perché Spielberg talvolta sa essere pedante: ma con The Post è riuscito a sfornare una storia sì impegnata e che richiede concentrazione, ma senza risultare per questo meno coinvolgente. Perciò gli perdono alcune microderive didascaliche presenti nel film.

 

TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI

THREE BILLBOARDS OUTSIDE EBBING MISSOURI

Non so bene cosa pensare di Tre manifesti a Ebbing, Missouri. Non che non mi sia piaciuto, tuttavia c’è qualcosa che non mi ha convinto in generale: ho avuto l’impressione, forse sbagliata, di vedere delle scene fini a se stesse, non legate perfettamente l’una all’altra. Ognuna di esse era incentrata su un tema attuale e di forte presa, e mi è sembrato che il regista Martin McDonagh si sia limitato a trasporli in maniera formale, che tanto c’erano il black humour e la violenza a dare più spessore al film.

 

LADY BIRD

Un altro teen movie come tanti? Sì e no. Perché anche nell’esordio alla regia di Greta Gerwig abbiamo la classica adolescente con la camera rosa tappezzata di foto e le lucine appese alle pareti, che non frequenta il giro “giusto” ma allo stesso tempo ne è affascinata, eccetera eccetera. Però oh, Lady Bird mi ha comunque colpito, principalmente per via della descrizione del rapporto madre-figlia: infatti l’ho trovato ben bilanciato, in quanto le due si vogliono bene anche se spesso si malsopportano, non al punto da lanciarsi i piatti ma certo non lesinano parole dure e ostilità.

E dire che a prima vista il film sembrerebbe più incentrato sulla protagonista Christine alle prese con la ricerca del ragazzo e del college giusto; ma in realtà la presenza della madre è sempre con lei, anche quando non si trova nell’inquadratura o nella scena. Perché quando qualcuno critica la durezza della madre, Christine la difende a muso duro. Perché Christine quando guida per Sacramento, la guarda amorevolmente, come fa sua madre. Perché quando la madre la sprona a migliorare, Christine sbuffa, ma poi cerca con tutte le sue forze di entrare in un’ottima università. E tutti questi momenti sono legati l’uno all’altro con tale delicatezza di raccordi visivi e sonori che capisco perché abbiano candidato la Gerwig anche all’Oscar per la Miglior regia (e non penso sia dentro solo in quanto “quota Time’s up”).

 

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