Limonov, ovvero uno dei libri più belli che abbia mai letto

Ogni volta che uso un aggettivo come “bello” per descrivere un prodotto culturale, penso sempre a quella scena di Captain Fantastic in cui Viggo Mortensen riprende la figlia per aver detto che un libro era “interessante”. Con tutte le parole che ci sono al mondo, cerca di sforzarti un po’ di più, questo era il succo della sua critica.


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Ma questa volta, Viggo, non mi farai sentire in colpa. Se affermo che Limonov di Emmanuel Carrère è un bellissimo libro, ebbene questo accade perché soddisfa una mia personale serie di requisiti che, per amore della sintesi (ndr: non c’ho voglia), raggruppo sotto la parola “bello”. Vado a elencarli:

1) Per me un libro è bello se presenta una storia coinvolgente.

E Limonov la presenta senza alcun dubbio: Carrère ci racconta infatti la storia vera di Eduard Limonov, teppista di strada e poeta in Ucraina, barbone e domestico di un miliardario a New York, scrittore affermato a Parigi e guerrigliero in Serbia, nazionalista acceso e attivista anti-Putin a Mosca.

Se vi sorprende sapere che rientra in tutte queste categorie, sappiate che anche all’interno di ognuna di esse Limonov presenta un ampio spettro di sfumature. È, in breve, un individuo ombroso e inafferrabile, ma nonostante ciò l’acume di Carrère scava nella sua personalità per individuarne alcuni leitmotiv riconoscibili, tanto che a volte mi sono sorpresa a pensare: “chissà cosa direbbe Limonov di questo o quello”, cercando di immaginare l’opinione più corrosiva che ci sia (che passatempi pazzamente divertenti i miei, lo so)*. Perché sì, la storia di Limonov sembra all’apparenza la classica favola in cui un loser cerca di non essere più tale, ma quest’iniziale barlume di empatia è pressoché impossibile da mantenere durante la lettura, perché il nostro è anche repellente (amico di criminali di guerra serbi, ha un anello con su inciso il volto di Mussolini… potrei continuare all’infinito con le sue nefandezze). E allora perché leggerne la biografia? Lo spiego nel motivo numero 2.

*Sono certa che se Limonov incappasse in questa recensione la detesterebbe, ma tanto odia praticamente tutto e quindi sticaaaaa.

2) Per me un libro è bello se al suo interno trovo conferme° e sorprese – descritte con acume -.

Molto banalmente, il libro di Carrère è da leggere perché Limonov è indimenticabile, nonostante tutto. Non avevo mai letto di un personaggio del genere, prima d’ora: il fatto che al mondo esista qualcuno come lui, capace di certi pensieri sibillini, mi affascina e mi spiazza moltissimo (ecco la sorpresa); pertanto ritengo un altro discorso che io – e la stragrande maggioranza delle persone al mondo – non condividiamo certi suoi pensieri. Ma allo stesso tempo ci sono dei tratti di Limonov in cui possiamo riconoscerci almeno in parte (ecco la conferma), per quanto dogmatici essi siano, come l’innata convinzione che nella vita o sei speciale o l’hai gettata alle ortiche, da cui deriva inoltre la sua tendenza a incasellare in maniera perentoria le persone.

Per Limonov infatti esistono solo le serie A e B (e indovinate a quale ritiene di appartenere), ma anche noi, pur non essendo così categorici, tendiamo a commettere delle sviste simili. Lo stesso Carrère, sebbene si dica imbarazzato dalla superficialità di Limonov, afferma che nemmeno lui può dirsi immune dalla valutazione lapidaria delle persone che incrociano il suo cammino; e scoprire, leggendo un libro, di non essere soli in alcuni pensieri poco cristiani risulta davvero confortante, come dicevo qui.

°La conferma non deve essere per forza riguardo a un concetto rotondo e assodato, ma anche riguardo a una sensazione provata in passato ma che non avevo capito di aver provato finché non l’ho ritrovata in un libro. Chiaro, no?

3) Per me un libro è bello se grazie a esso imparo qualcosa di nuovo.

Di solito mi rimangono più impresse le nozioni che ho appreso durante l’intrattenimento (insomma mi serve il metodo del bastone e la carota), perciò sono stata ben contenta che Carrère utilizzi Limonov come espediente per indagare la storia russa dalla seconda guerra mondiale in poi, argomento che mi ha sempre intrigato. Ne esce fuori una sorta di compendio che però non lesina su chiarezza e dettagli, ottimo per chi cercasse un primo approccio al groviglio russo che va da Stalin a Putin.

Speriamo che Viggo sia soddisfatto anche se ho usato svariate volte il termine “bello”.

 

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3 pensieri su “Limonov, ovvero uno dei libri più belli che abbia mai letto

  1. Pingback: con il beneficio del dubbio – Limonov, ovvero uno dei libri più belli che abbia mai letto — A essere sinceri | l'eta' della innocenza

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