Una settimana nelle Marche – Parte 2

Dopo il primo post sulle Marche, ecco il secondo riguardante Recanati, le spiagge del Conero, Macerata e dintorni.

Giorno 4: la mattina abbiamo fatto una toccata e fuga a Fano, dove si respirava proprio un’atmosfera pigra da vacanza, complice la vicinanza al mare e il fatto che fosse domenica. Per pranzo invece abbiamo raggiunto Ancona, che, sempre complice il fatto che fosse domenica, era letteralmente deserta. Se volete mangiare ad Ancona di domenica, beh, tanti auguri. Alla fine siamo stati fortunati e abbiamo trovato Anguì, un piccolo locale che propone street food di pesce, tra cui il riso venere al pescato del giorno e il panino ripieno di moscioli (tipo cozze) ed erbe del luogo. Buonissimo. Per il resto, ad Ancona non c’è davvero quasi nulla da vedere a parte il Duomo di San Ciriaco che domina la parte alta della città.

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La vista dal Duomo di Ancona

Dopo è stato il turno di Offagna, un borgo medievale tra i più belli d’Italia, e poi quello di Recanati, patria del Leopardone nazionale. Qui abbiamo alloggiato all’hotel La Ginestra, che si trova in pieno centro ma nonostante ciò è molto tranquillo, con un personale che si è prodigato in consigli su cosa vedere nei dintorni. Anche qui c’è il parcheggio riservato all’albergo.

Oltre alla casa di Leopardi, i posti da visitare sono il liceo classico Leopardi – ma guarda un po’ – con un cortile affacciato sulle colline marchigiane in cui si tengono diversi concerti nella stagione estiva, nonché la cittadina stessa, davvero una delle più caratteristiche viste durante il viaggio.

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A sinistra la casa di Leopardi

Si può fare un salto anche alla Villa Colloredo Mels dove si tengono diverse mostre (adesso ce n’era su Chagall), noi purtroppo non abbiamo fatto in tempo ma dovrebbe valerne la pena. La sera abbiamo cenato a Porto Recanati, che sembra un po’ una Copenaghen marchigiana. Allego prova fotografica.

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Porto Recanati

Anche qua avrò esclamato migliaia di volte: “voglio vivere in questa casa!”. Ma con un lungomare corredato di mille casette colorate, davanti alle cui porte si siedono i vecchietti a prendere aria e giocare a carte, come si fa a non esclamarlo, scusate. Comunque a Porto Recanati abbiamo anche mangiato bene: siamo stati alla Locanda del luppolo, che come suggerisce il nome offre una vasta selezione di birre e piatti di pesce o carne sfiziosi. Sono riusciti nel miracolo di farmi apprezzare il salmone cotto, che di solito trovo tristemente stopposo.

GIORNO 5: abbiamo dedicato l’intera giornata al mare, visitando una delle spiagge più belle della zona del Conero, ovvero quella di San Michele a Sirolo. Noi siamo stati allo stabilimento Da Silvio – Sud, la cui organizzazione è molto accurata: per tutto il giorno abbiamo pagato 25 € (in tutto, non a testa) comprendenti due lettini, un ombrellone, il parcheggio e infine la navetta per e dal mare. La spiaggia in teoria sarebbe anche raggiungibile a piedi tramite un sentiero, ma non ve lo consiglio, si tratta di una camminata piuttosto lunga. Nel tratto dove siamo stati noi l’acqua era cristallina durante il mattino mentre nel pomeriggio è diventata più opaca (ma non sporca eh, assolutamente no), mentre la spiaggia alterna sabbia e ghiaia; quest’ultima è presente anche nel fondale marino.

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Spiaggia di San Michele a Sirolo

Andando più avanti si trova la spiaggia dei Sassi Neri, che io ho cercato inutilmente sulla terraferma finché non ho capito – diversi giorni dopo – che il nome deriva dalle rocce nei fondali. Ancora oltre si trova la splendida spiaggia delle Due Sorelle, che si può raggiungere solo in barca, pedalò o canoa (Da Silvio la canoa si paga 10€ l’ora). Ovviamente noi abbiamo scelto quest’ultima opzione perché in ogni vacanza ci dev’essere una giornata particolarmente difficile. Siamo stati fuori poco meno di 2 ore ma ne è valsa la pena (le mie braccia sono meno d’accordo al riguardo), purtroppo non ho foto perché non abbiamo portato i cellulari, che il Dio dell’Instagram mi perdoni. Ho rimediato però fotografando tutte le viuzze e le case di Sirolo e Numana, due località deliziose.

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Le casette di Numana

La sera ovviamente avevamo una fame da lupi, e cosa c’è di meglio che mangiare una pizza succulenta, arrivata per di più già tagliata, e accompagnata da una birra fredda – più un buon gelato preso al bar accanto -? Che i buddhisti intendano questo con raggiungere il Nirvana? Comunque sia, noi l’abbiamo raggiunto alla Pizzeria del Borgo di Montelupone, uno dei paesini che abbiamo preferito in tutta la vacanza, tanto da ritornarci anche le due sere seguenti. Ah, sempre alla pizzeria fanno anche un tiramisù buonissimo.

GIORNO 6: siamo partiti di buon’ora per visitare le Grotte di Frasassi nei pressi del comune di Genga. I biglietti si possono acquistare in anticipo su TicketOne pagando anche una prevendita, oppure direttamente sul posto come abbiamo fatto noi: non abbiamo trovato fila, ma d’altronde non era un giorno festivo, e poi in questo periodo ci sono ingressi ogni 10 minuti. Una volta fatto il biglietto, nel cui prezzo è compreso il tour guidato delle grotte e la visita a due musei che però non abbiamo visto (intero 18, ridotto 15 se siete studenti universitari), abbiamo preso la navetta che ci ha portato all’ingresso delle grotte. Il mio modesto parere da speleologa presso me stessa è: wow. Sembra di entrare in un set di Star Wars, le stalattiti e la stalagmiti sono semplicemente maestose e suggestive.

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Le grotte di Frasassi

Copritevi perché le grotte sono umide e fredde: l’ideale sarebbe indossare scarpe da ginnastica più pantaloni lunghi e una giacca a vento. Di ritorno dalle grotte si può anche pranzare in uno degli stand che circondano la biglietteria, i prezzi sono contenuti e offrono piatti tipici. Noi abbiamo solo preso un bicchierino di “Veleno di Borgia”, un liquore rivelatosi gradevole a dispetto del nome.

Dopo le grotte siamo andati a San Severino Marche, uno di quei paesi a cui non daresti due lire ma che invece si rivelano delle sorprese niente male; innanzitutto nella bellissima piazza centrale si affaccia una delle gelaterie migliori mai provate. Si chiama Antica Latteria dell’Appennino e se ci andate dovete tassativamente assaggiare il gusto al pistacchio o lo yogurt di loro produzione, sono semplicemente favolosi. Sempre sulla piazza si trova anche L’officina delle idee, il luogo giusto per prendere souvenir come i biscotti alle visciole e al vino, o ancora le tisane e i sali da bagno creati direttamente dalla simpatica proprietaria. Il negozio funge anche da sala da tè.


La sera come anticipato siamo tornati a Montelupone, dove abbiamo tradito la pizzeria con La taverna dell’artista, ma per un nobile motivo, anzi due: il tartufo e l’anatra. In nessun altro ristorante ho trovato una così vasta selezione di piatti tartufati e anatrosi a un prezzo così conveniente; capirete, dunque, perché mi sogno ancora la notte i ravioli ripieni di ciauscolo letteralmente sotterrati da una valanga di porcini e scaglie di tartufo. Il mio ragazzo invece ha preso tagliatelle alla papera e anatra all’arancia e mirtilli, anch’essi ottimi piatti. Dimenticavo, per antipasto abbiamo dovuto provare il fritto alla marchigiana, con le immancabili olive ascolane e la particolare crema fritta. Come dolce, una cheesecake con marmellata di visciole. Se avete fortuna, potreste anche parlare col proprietario che vi racconterà come ha imparato a fare il risotto (sul menù ve ne sono di tantissime varianti) e del perché è diventato romanista.

 

GIORNO 7: la mattina abbiamo fatto un salto all’Abbadia di Fiastra, un monastero con una riserva naturale immersa nella pace.

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La riserva naturale dell’Abbadia di Fiastra

Se oltre alla mente volete nutrire anche il corpo, sappiate che all’interno della riserva vi sono alcuni locali dove mangiare, mentre non lontano dal parcheggio c’è un piccolo alimentari che vende prodotti tipici come formaggi, salse tartufate o creme per il corpo al latte d’asina! Dopo siamo passati a Tolentino, cittadina viva benché i segni del terremoto siano ancora molto evidenti, e a Urbisaglia, anch’essa molto graziosa e con una rocca medievale visitabile (il prezzo del biglietto è di 2€ a testa). Nel tardo pomeriggio siamo invece approdati a Macerata, dove abbiamo alloggiato a Casa Cettina, un bed & breakfast gestito da un’amorevole signora che ci ha rimpinzato di colazioni luculliane. L’unica cosa è che in camera non c’è l’aria condizionata (noi lo sapevamo quando abbiamo prenotato), tuttavia siamo stati bene ugualmente.

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Casa Cettina

Segni particolari di Macerata: è nota anche col nome di Macerata Viulenta grazie al tormentato rapper MC Silvano (uno dei tanti volti di Max Giusti), ha un orologio planetario come quello di Praga (l’apertura delle porticine coi Re Magi avviene tutti i giorni alle 12 e alle 18), uno sferisterio e tanti locali con spritz a pochi euro – dopotutto è un polo universitario -.

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Il centro di Macerata

La sera, non resistendo al richiamo delle sirene tartufate, siamo tornati a La taverna dell’artista, dove abbiamo preso un antipasto con salumi e formaggi al tartufo, nonché un risotto indovinate come? Ebbene sì, nuovamente al tartufo. Come dolce, un’altra eccellente cheesecake ma stavolta alle pesche e i mirtilli. Che dire, questo per me è il place to be a Montelupone. Inoltre i gestori del ristorante organizzano anche dei mistery tour serali dove illustrano ai partecipanti i segreti del passato di Montelupone: ci sarebbe piaciuto fare il tour ma purtroppo la mattina dopo avevamo la sveglia molto presto. Sarà un motivo in più per tornarci. Perché ovviamente il primo è il tartufo.

Giorno 8: siamo tornati verso casa, ma facendo prima una tappa a Ripatransone, il paese col vicolo più stretto d’Italia. Astenersi i claustrofobici e le persone con le “spalle possenti”, a detta del mio ragazzo.

Ebbene, nel caso non si fosse intuito durante la lettura del post, lo rendo esplicito: mi sono innamorata delle Marche. Sarà che l’estate è la mia stagione preferita e nei posti che abbiamo visitato si respira proprio quell’aria vacanziera all’italiana, fatta di aperitivi, buon cibo, borghi suggestivi e località marittime, tutto un mix che però a volte si tende ad associare di più ad altre regioni.

Quel che mi auguro è che l’associazione mentale “Marche = vacanze” diventi più immediata; io sicuramente mi impegnerò nel mio piccolo per spargere la voce sulle loro svariate qualità e diventare un’influencer delle Marche (farò le “marchette” ah ah ah. Che fine poco dignitosa per il post).

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