Cronache di una turista dello sport

È successo di nuovo. Ho peccato ancora una volta di tracotanza sportiva: ho (ri)cominciato yoga credendo che avrei spaccato mentre la verità è che mi sono spaccata.

Ogni volta che mi avventuro in una nuova attività sportiva, infatti, indosso abiti traspiranti non tanto per combattere il sudore fisico quanto per non trasudare arroganza da tutti i pori. Mi è successo con lo spinning (“Devo stare seduta, cosa ci vorrà mai? Ok devo anche pedalare, ma sono giovane e tenace”), con lo striding (“Devo camminare su un tapis roulant, cosa ci vorrà mai? Ok, in salita e a un ritmo forsennato, ma sono giovane e tenace”), col pilates (“Lo frequentano i vecchietti, cosa ci vorrà mai?” Sì, ma vecchietti che inizialmente erano molto più snodati di me) e adesso con lo yoga. Il risultato dopo le prime lezioni di ognuna di queste discipline? Oh, non ero un bello spettacolo. Boccheggiavo, paonazza e avvilita, mentre pensavo che il Dio dello Sport mi aveva giustamente punito per la mia hybris. Che provi questa hybris, poi, è il mistero principale di questa già intricata faccenda: in qualsiasi altro campo della mia vita sono  attanagliata dai dubbi (ho googlato come si scrive attanagliata per essere certa al 100% che l’avessi scritto giusto), ma nell’approcciarmi a uno sport mi trasformo, e questo ci porta dritti al secondo mistero.

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I vecchietti di pilates agili quanto quella di Sanremo che ballava con Lo Stato Sociale

La mia “carriera sportiva”, infatti, vanta tali conseguimenti: dieci anni di danza classica perché a danza moderna ero rigida come il ceppo della Signora Ceppo di Twin Peaks, un dito slogato a 12 anni giocando a pallavolo perché non sapevo come prendere la palla, e cinque anni di liceo passati ad affinare l’arte in cui eccellevo, ossia “evita qualsivoglia manifestazione fisica durante educazione fisica”. Infine sono seguite due palestre in cui mi vergognavo a chiedere all’istruttore se mi poteva spiegare tutta la scheda da capo, “di nuovo, Giulia”? Sì, di nuovo. Da questa patetica descrizione si evince che i luoghi preposti all’attività fisica non sono esattamente il mio locus amoenus, dunque perché, oh perché, prima di iniziare un nuovo sport mi crogiolo nella boria?

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Io in braccio alla signora Ceppo

Dopo attente riflessioni ho pensato che il mio subconscio minimizza e deride la portata della mia incipiente fatica perché altrimenti non la intraprenderei mai, lasciandomi governare dalla paura di non farcela, o, peggio ancora!, di fare qualche FIGURACCIA, che Dio mi scampi da questa immane tragedia per il mio povero orgoglio. Per fortuna la paura travestita da boria non è un sentimento permanente, tanto più che da due anni a questa parte ho cambiato le mie abitudini, andando almeno tre volte a settimana in palestra. Mi sento ancora come se fossi una turista dello sport, ma devo dire che il riuscire decentemente nei corsi che frequento mi ha regalato una fiducia stavolta concreta nelle mie possibilità. Tanto che ho pensato di ricominciare con lo yoga. L’avevo già provato diversi anni fa trovandolo di una noia mortale, in quanto il maestro si concentrava spropositatamente sulla riflessione e la meditazione, il che mi gettava sempre nel seguente loop: “Sto svuotando la mente, la sto svuotando… ok, ok… no, aspetta se penso di svuotare la mente non sto svuotando la mente! Oh, chissenefrega”.

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Facevo più o meno così

Ho deciso però di dare allo yoga un’altra chance, forte dei miei due anni di palestra e soprattutto forte dei miei miglioramenti nel pilates, che per me era più faticoso della tipologia di yoga che avevo sperimentato. E in effetti all’inizio della “nuova” lezione di yoga tutto procedeva secondo le mie aspettative: l’insegnante ci ha spiegato nel dettaglio le funzioni del diaframma, ha parlato con aria sognante della nostra gioia emotiva, e io davvero non volevo fare Quella Scettica Che Disprezza Tali Amenità, ma mio malgrado mi stavo calando perfettamente nella parte. Passavano i minuti e diventavo sempre più irrequieta, chiedendomi “Quando iniziamo ad allenarci seriamente? Vengo in palestra per rendere più sodo il mio sedere, non per annaffiare i miei chakra”, e intanto l’insegnante continuava a propinarci frasi su come lo yoga dovrebbe eliminare tutti i nostri pensieri cattivi (“Merda, mi ha beccato. Forse che abbia sviluppato un sesto senso grazie allo yoga?”).

Proprio quando credevo che avessimo finito con le chiacchiere, è intervenuto un tizio che già da prima avevo notato flirtare con l’insegnante (visto, anche io ho il sesto senso e non faccio yoga) e che proprio non poteva esimersi dal dare quest’apporto fondamentale alla lezione: “Ehm prima parlavi di respirazione, giusto? La respirazione è molto importante, bisogna farla bene”, vedi un po’ tu, ci mantiene in vita. Davvero non ti veniva niente di meglio per fare colpo? Finalmente, dopo quest’intervento che ha illuminato angoli precedentemente bui della nostra esistenza, abbiamo dato il via alla vera e propria lezione. E il mio snobismo è andato a farsi benedire nel tempo di un Oooommmm.

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Prossimo passo: fare yoga qui

LO YOGA PUÒ ESSERE MOLTO FATICOSO. Anche adesso, mentre scrivo a quattro giorni di distanza dalla lezione, avverto ancora una certa rigidità nelle spalle e nelle braccia, alle quali ho chiesto uno sforzo non indifferente per mantenere in piedi tutta la baracca. In men che non si dica, infatti, la maestra ha cominciato a mitragliarci con una serie di posizioni intricate da mantenere per il tempo di alcuni respiri (o imprecazioni sottovoce, come ho preferito fare io), ognuna con dei nomi che mi ricordavano gli annunci all’altoparlante della metro di Berlino (se ci siete stati forse avete presente quando si aprono le porte della metro e la voce esclama suadente “Eshfandetete”? No? Vabbè). Gli altri, al sentire quei termini esotici, scattavano immediatamente sull’attenti, sistemandosi aggraziati e flessuosi nella posa preposta, mentre io tentavo pateticamente di imitarli; persino quell’unica volta in cui, traboccante di ingenuità, ho pensato: “Ehi, mi sembra proprio di stare nella stessa identica posizione degli altri, forse sto iniziando a stare al loro passo”, l’insegnante è venuta a correggermi la postura di quasi ogni arto del mio inutile corpo. Anche l’orecchio destro non andava bene: a quanto pare non sfiorava adeguatamente il braccio.

Alla fine della lezione mi sentivo esausta e in preda allo scoramento. Poco dopo però, ho iniziato a sentir bruciare in me un fuoco scoppiettante di tenacia, una scintilla di determinazione, un barlume di fierezza, perché nessuno può mettere Giulia in un angolo; è stato proprio allora che ho raggiunto l’apice della risolutezza e ho fatto questo patto con me stessa: “D’accordo, ci tornerò, non mi arrendo… ma non esiste che mi inseriscano nel loro gruppo su Whatsapp!”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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