Capire l’America di Trump: how to

Non esiste miglior show business dello show business politico.

E questo è ancor più vero da quando Trump si è insediato alla Casa Bianca: a volte è difficile star dietro a tutta l’incredibile bagarre quasi da film che riesce a creare. E risulta altrettanto difficile capire come è arrivato a creare tutta questa bagarre: si è parlato molto degli elettori che hanno votato Trump di “pancia”, e in parte è vero. Tuttavia ci sono molti altri elementi in gioco, e per analizzarli tutti bisogna viaggiare un po’ a ritroso nel tempo.

Così oggi mi ritrovo a consigliarvi un podcast, un film e un documentario che spiegano la personalità politica di Trump guardando a un passato più o meno recente. Sono tutti esempi accomunati dalla loro capacità di essere coinvolgenti quanto illuminanti, per imparare divertendosi (sembro lo slogan di un gioco montessoriano)!

 

PODCAST: Da Costa a Costa

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Ovvero il podcast che ultimamente mi salva la vita sui mezzi. Mentre lotto sulla metro per non essere messa in un angolo come Baby di Dirty Dancing, la mia natura irascibile viene addomesticata dalla voce pacata di Francesco Costa, vicedirettore de Il Post e autore di questo podcast che nasce nel 2015 per raccontare gli ultimi mesi dello scontro Trump-Clinton prima delle elezioni. Da Costa a Costa ha avuto così successo da proseguire con una seconda stagione durante il 2017, sviscerando i motivi della vittoria di Trump e la sua condotta alla Casa Bianca.

Il podcast per adesso è in pausa (tornerà in vista delle elezioni presidenziali del 2020)*, e forse penserete che ormai non valga la pena recuperare le vecchie puntate, dato che le vicende raccontate si sono esaurite: secondo me invece le penetranti analisi di Costa rimarranno un evergreen per lungo tempo, in quanto gettano una nuova luce sull’attualità. Proprio in questi giorni sono arrivata alle puntate del 2017 in cui Costa illustrava la nascita del Russiagate, di cui si parla correntemente perché il cerchio intorno a Trump si sta stringendo sempre di più (come dice quest’articolo di Rivista Studio, le dimissioni di Trump potrebbero non essere più un sogno ma diventare una solida realtà). Ascoltando il podcast ho rimesso insieme diversi pezzi che mi mancavano e ho compreso meglio quelli che già avevo, è stata un’epifania retroattiva; e del resto lo stesso Francesco Costa la prende solitamente alla larga nel ripercorrere i passi che hanno portato Trump alla presidenza, quando si chiede chi l’ha votato e perché (in una puntata dedicata a Detroit e il Michigan parte addirittura dai primi del ‘900).

Costa risponde a queste e altre domande con puntuale chiarezza espositiva e generando un engagement degno delle migliori serie TV. Divulgazione at its finest, o, per citare Forrest Gump: “quando Francesco Costa mi spiegava le cose, io le capivo sempre”.
P.S: menzione speciale va all’episodio 15 della seconda stagione, incentrato sulla morte di Kennedy vista però dalla prospettiva di Lyndon Johnson. Avevo i brividi.

Dove trovare Da Costa a Costa: su spreaker.com, su Spotify, su iTunes.

*Esiste anche una terza stagione speciale, composta da 2 episodi inediti e 8 che rielaborano puntate della prima annata; tutti e dieci gli episodi sono disponibili solo su Storytel.

 

FILM: Game Change

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Nel film per la televisione Game Change, uscito nel 2012, Julianne Moore veste i panni di Sarah Palin, l’allora governatrice dell’Alaska candidata alla vicepresidenza per John McCain, il quale era in corsa per diventare presidente degli Stati Uniti contro Obama. A parte l’interpretazione camaleontica della Moore (che infatti vinse un Golden Globe), a rimanere impresso vedendo il film è anche il talento della Palin per “buttare le cose in caciara” quando tutto sembra essere contro di lei… vi ricorda qualcuno?

Del resto vorrei che l’idea fosse mia, ma ammetto che è sempre Da Costa a Costa a essere galeotto: in una puntata Costa affermava infatti che la candidatura di Sarah Palin nel 2008 ha preparato il terreno per l’ascesa di Trump. Durante la campagna presidenziale la Palin era poco incline a farsi controllare dallo staff poiché ribadiva che per lei l’importante era essere se stessa, senza contare che diffondeva spudoratamente fake news anche dopo la loro smentita, incurante delle conseguenze. Proprio come l’amico Fritz che ora sta alla Casa Bianca. Entrambi i politici, inoltre, sono approdati alla ribalta grazie al loro status da outsider da contrapporre alla barbosa e corrotta burocrazia di Washington; l’unica differenza è che Sarah Palin a un certo punto ha pagato lo scotto per questo motivo (era di un’ignoranza troppo fuori dai giochi: disse che si sentiva ferrata sulla politica estera perché da casa sua in Alaska si vedevano le coste russe), mentre Trump ha trionfato nonostante la sua inesperienza. Evidentemente i tempi non erano ancora maturi per tanta mediocrità al potere. E anche perché sì, siamo nel 21° secolo ma una donna dal carattere bellicoso come la Palin viene ancora percepita come disturbante.

Un altro tratto in comune tra i due nasce da una mia impressione diciamo “sensoriale”: durante il podcast le riflessioni di Costa sono talvolta intervallate da dichiarazioni in inglese da parte dei politici o delle personalità analizzate nella puntata. Beh, quando sentivo Trump e Sarah Palin parlare li capivo meglio di tutti gli altri, perché il loro linguaggio è povero (non semplice, attenzione: proprio povero). E soprattutto perché non parlano: urlano. A voi le conclusioni.

 

DOCUMENTARIO: Get me Roger Stone

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Roger Stone è la mente dietro la campagna elettorale di Trump, e ha tatuata sulla schiena la faccia ghignante di Nixon. Io direi che già queste due informazioni dovrebbero convincervi a vedere il documentario del 2017 Get me Roger Stone, ma se questo non vi dovesse bastare aggiungo altri dettagli sulla personalità di questo sibillino deus ex machina: Roger Stone fa carriera a Washington lavorando prima per Nixon e Reagan, mentre in seguito fonda direttamente una lobby per finanziare il partito repubblicano. Come dice quest’articolo di The Submarine, così facendo Stone crea il lobbismo che conosciamo oggi. Quello dei giochi di potere, della corruzione, insomma quello rappresentato tante volte nei film hollywoodiani.

E, come nei migliori film sul tema, Roger Stone finisce nel mirino per uno scandalo sessuale che ne causa l’allontanamento dal palcoscenico politico. Continua ad averci a che fare ma tirando le fila da lontano (aridaje con questo archetipo dell’outsider!), covando dentro di sé una vendetta contro l’establishment politico che arriva a compimento con l’idea del secolo: Trump presidente degli Stati Uniti. Il resto lo conosciamo. Conosciamo “Arrestate Hillary!”, il Russiagate, le fake news, il muro sul confine messicano, i buuuu contro Washington. Ma non sapevamo che per tutto questo “dobbiamo” molto a Roger Stone, l’uomo che ha plasmato Trump e parte dell’immaginario politico americano.

Dove vedere Get me Roger Stone: su Netflix.

 

 

 

 

 

 

 

 

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