Il femminismo in The Marvelous Mrs. Maisel

Durante la visione della seconda stagione di The Marvelous Mrs. Maisel ho pensato spesso a questa frase di Simone de Beauvoir: “Donna non si nasce, lo si diventa”. E credo che lo stesso concetto valga anche per il femminismo; non si nasce col femminismo già incorporato dentro di noi, ma strada facendo si impara a conoscerlo e magari a farlo proprio.

Ed entrambe le massime possono essere applicate a Midge Maisel (interpretata dall’attrice Rachel Brosnahan), la protagonista della serie Amazon che nella prima stagione, dopo esser stata lasciata dal marito Joel (Michael Zegen), intraprende una carriera nella scena della stand-up comedy newyorchese. Ah, tutto questo accade negli anni ’50.

Rachel Brosnahan in The Marvelous Mrs. Maisel (2017)
La rottura con Joel prepara il terreno per la carriera da comica di Midge, ma non solo: è un avvenimento che le apre gli occhi, infatti, su una miriade di aspetti a cui prima non badava, percependoli come normali (altro che l’essenziale: è il patriarcato a essere invisibile agli occhi, talvolta. Sì sono una di quelle femministe che usa la parola patriarcato, deal with it), come quando si svegliava ben prima del marito per farsi trovare da lui perfettamente truccata. Così Midge, una volta spinta a forza nella sua nuova vita, inizia a prendere consapevolezza dell’assurdità del suo ruolo di mogliettina devota e dipendente in tutto da Joel. Nei suoi spettacoli comici comincia anche a ragionare sugli stereotipi che ingabbiano le donne, trova un lavoro ai grandi magazzini, partecipa persino a una manifestazione sui diritti delle donne… sebbene ci capiti per caso. Del resto tutta la nascita di un pensiero femminista in Midge avviene in maniera incidentale.

Sia chiaro, a me non importa come si arrivi a diventare femministe, l’importante è arrivarci. E Midge in The Marvelous Mrs. Maisel è sicuramente sulla buona strada, tuttavia ne ha ancora parecchia da percorrere. L’idea che mi sono fatta è che forse gli autori della serie Daniel e Amy-Sherman Palladino faranno diventare sempre più femminista la loro protagonista durante le prossime annate, facendo procedere di pari passo la sua crescita personale con quella generale del movimento femminista, il quale negli anni ’50 era ancora una miccia che sarebbe esplosa davvero solo nel 1968.

Rachel Brosnahan in The Marvelous Mrs. Maisel (2017)

Perché lo devo dire, durante la seconda stagione la nostra Mrs Maisel mi ha fatto inorgoglire più volte, ma in alcune occasioni ha mostrato degli atteggiamenti che mi hanno fatto storcere il naso. Come quando durante uno sketch dice di suo figlio “C’mon, I’ve raised no pussy!”. C’mon Midge, no. So che scherzavi, tuttavia usando un termine come “pussy”, non svaluti solo la persona di sesso maschile contro cui lo utilizzi, ma svaluti anche te stessa e le altre donne, data la natura dispregiativa della parola. Un altro momento poco felice è inoltre quello in cui il nuovo fidanzato di Midge le esprime la sua preoccupazione per le molestie da parte degli uomini, al che lei lo rassicura dicendogli che tanto ci è abituata, basta non dar loro corda.

Ecco, il pensiero alla base di questa affermazione è lo stesso che viene criticato nel recente spot Gillette “Boys will be boys”: non basta essere coscienti del fatto che alcuni uomini presentano atteggiamenti sessisti, aggressivi e tossici per combattere il problema, ma è necessario agire per cambiare questo paradigma, protestare, educare attivamente a una nuova cultura rispettosa della sfera femminile. Altrimenti si accetta passivamente che a noi donne possa capitare di incappare in certi atteggiamenti maschili, pertanto dobbiamo armarci di buona pazienza, spray al peperoncino ed evitare le strade buie.

Insomma, fare spallucce e dire “Boys will be boys” non fa esattamente parte del pensiero femminista, che sin dalla sua nascita si è sempre prodigato in maniera attiva per modificare lo status quo patriarcale. Comunque ripeto, credo che tutto questo faccia parte di un piano degli autori per far crescere verosimilmente il personaggio di Midge Maisel in questo senso: le creature nate dalla penna dei Palladino, del resto, sono sempre state interessanti proprio perché imperfette, risultando a volte persino esasperanti (Rory di Una mamma per amica, anyone?). E dopotutto io stessa mi sono avvicinata a tentoni al femminismo, magari sbagliando e capendo tardi dei concetti che invece ora mi sono chiarissimi (e scommetto che questo discorso vale anche per altre persone); come dicevo sopra, non è che ti svegli e sbam, sei femminista. Anzi, leggevo ultimamente nel libro Manuale per ragazze rivoluzionarie di Giulia Blasi che essere femminista vuol dire anche sentirsi “scomoda” talvolta, significa ricalibrare le idee e non possedere dei dogmi, perché si tratta di un movimento che si allinea ai tempi che corrono e pertanto è caratterizzato da una continua evoluzione. Come spero si evolva sempre di più anche Mrs. Maisel.

 

 

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