Mini recensioni – Oscar 2019 edition

Ecco che ritorna la rubrica più temuta del web: Mini Recensioni – Oscar Edition* (qui potete leggere quelle dell’anno passato).

*Sono relative solo ai candidati come Miglior Film perché ho una vita.

 

Bohemian Rhapsody

Bohemian Rhapsody
Fonte: Artword

Leviamoci subito il dente: il biopic sui Queen non mi ha fatto impazzire. Forse non ho gridato al miracolo vedendolo perché non sono particolare fan del gruppo di Freddie Mercury, e quindi non mi sono esaltata nel guardare quello che in fondo è un film-karaoke con alcune immagini a far da sfondo. La storia, infatti, è banalizzata così come lo sono i suoi personaggi: i membri dei Queen dipinti come saggi e giudiziosi a differenza di un Freddie facilmente manipolabile, che però cambia questo tratto della sua personalità nell’arco di un paio di scene, ritrovando persino il rapporto col padre nel tempo record di 5 minuti. Inverosimile e frettoloso.

Per me Bohemian Rhapsody si inserisce dunque nella lunga lista dei biopic canori mediocri: quelli che campano solo sulla popolarità dei personaggi che descrivono, perché tanto i fan andranno a vederli in ogni caso. Ed essendo fan si accontenteranno dell’aurea del loro beniamino che pervade lo schermo; il contesto e gli approfondimenti vengono lasciati fuori, ma tanto non servono per il compitino da consegnare all’Academy.

 

A Star is Born

Bradley Cooper and Lady Gaga in A Star Is Born (2018)

Ecco un altro film che non brilla di luce propria e campa sul passato: in questo caso, su di una storia trita e ritrita, raccontata già in tre film precedenti con lo stesso nome. Di fatto A Star is Born con la coppia Lady Gaga-Bradley Cooper è il quarto remake di una favola amara e che più americana di così si muore. Lei: povera ma talentuosa. Lui: ricco, di successo, ma con un vuoto dentro. Si incontrano, si innamorano follemente, lui la lancia nel mondo dello spettacolo. Il resto è storia, non proprio positiva.

Però c’è un però: su di me questo racconto archetipico fa sempre presa. E siete dei gran bugiardi se dite di non aver mai sognato a occhi aperti di venire scoperti per il vostro talento (anche se magari non ne avete nessuno) da qualcuno di famoso e piuttosto affascinante (salterei tutta la parte dell’alcol e dello charme maledetto perché persino nei miei sogni a occhi aperti mantengo una vena di pragmatismo). Dopotutto, perché A Star is Born continua a essere rifatto? Perché parla a uno dei desideri umani più ancestrali e comuni: essere notati.

E poi Lady Gaga non è un’attrice eccezionale, però riesce a rendere estremamente performante e iconico tutto ciò che fa. In due parole, A Star is Born mi è piaciuto, dai.


Green Book

Viggo Mortensen and Mahershala Ali in Green Book (2018)

Anche Green Book non si esime dal raccontare un’altra storia tipica: Lo Scontro-Incontro tra un Nero e un Bianco Ambientato negli anni Cinquanta o Sessanta in America. Munitevi di ombrelli, perché piovono cliché da tutte le parti!

Devo dire, tuttavia, che 1) ho una cotta per Mahershala Ali, protagonista di Green Book. Lo trovo un interprete magnifico che migliora automaticamente ogni film in cui presenzia.

2) Si tratta di un film zuccheroso e stereotipato, ma che fila via che è una meraviglia. Più che ambientato negli anni Sessanta, sembra essere uscito direttamente da quell’epoca in cui i prodotti Hollywoodiani sospingevano lo spettatore in ogni singola scena, non lasciandogli mai tregua: Green Book è esattamente così, complice un ottimo ritmo che tiene incollati allo schermo nonostante i difetti di cui sopra. E per dirlo io, che l’ho visto scomodamente seduta in prima fila col torcicollo!


Vice – L’uomo nell’ombra

Christian Bale and Amy Adams in Vice (2018)

Questa non è una mini recensione, questa è una dichiarazione d’odio al regista Adam McKay, vi avverto.

L’avevo già pensato durante la visione de La Grande Scommessa, e Vice me l’ha confermato: Adam McKay non ha niente da dire, ma siccome usa una veste pop per non dire niente tutti urlano al genio. Così La Grande Scommessa utilizza dialoghi sull’economia comprensibili solo agli addetti ai lavori, intervallandoli a spezzoni in cui una Margot Robbie o un Anthony Bourdain (<3) ci spiegano in parole povere i dialoghi di cui sopra. Che commistione di generi inaudita! Che avanguardia! So much coolness!

McKay applica lo stesso schema didascalico anche in Vice: in quanto il protagonista è il famigerato e senza scrupoli Dick Cheney (interpretato da un grande Christian Bale), a un certo punto ci viene mostrata un’immagine di un felino feroce! Grazie McKay, senza questo stratagemma non avrei mai compreso quanto Cheney fosse temibile, anche perché in effetti non è che tu lo faccia capire molto. Il film, infatti, risulta trattenuto e pertanto noioso: si limita a mostrare la carriera di Cheney senza mai approfondirla sul serio. Insomma, si è capito che Vice non mi è piaciuto?


Roma

Marina de Tavira, Marco Graf, Yalitza Aparicio, Daniela Demesa, Diego Cortina Autrey, and Carlos Peralta in Roma (2018)

Probabilmente sarà Roma di Alfonso Cuaròn a vincere come Miglior film… e per me va benissimo. Vi ho stupiti, eh? Dopo tutte le stoccate che ho inflitto con le mini recensioni precedenti, finalmente arrivo a parlare di un film che ho davvero amato. Vi spiego il perché con una scena.

La protagonista Cleo si reca dal suo ex Fermìn durante una lezione di arti marziali all’aperto, dopo che questi l’ha lasciata a causa della sua gravidanza. A un certo punto il maestro di arti marziali chiede a tutti i presenti di mantenersi in equilibrio su una gamba sola, le braccia in alto e gli occhi chiusi: più facile a dirsi, che a farsi. Solo chi ha una grande forza interiore può riuscirci, afferma il maestro. E Cleo ce la fa.

La stessa Cleo che era preoccupata di non riuscire a crescere da sola un bambino negli anni Settanta, in una Città del Messico sconvolta da disordini e proteste (la grande storia che si mischia con quella personale: uno dei miei ideali filmici). Cleo che pensa di non avere la forza, di doverla cercare negli altri e invece eccome se ce l’ha, mi ha ricordato un’altra scena da me molto amata: ne Le notti di Cabiria di Fellini, Giulietta Masina interpreta una prostituta che sogna un amore romantico e non riesce a cambiare vita. Pensa di essere irrimediabilmente perduta, soprattutto quando va al santuario della Madonna del Divino Amore ma non ottiene nessun miracolo che le stravolga la personalità. Eppure quello che Fellini intendeva (assieme a Pasolini, che scrisse questa scena), era che Cabiria non aveva bisogno né di cambiare né di cercare una spinta per il cambiamento nella Madonna o in un uomo: il suo mestiere non la definiva e soprattutto non smentiva la sua innata bontà d’animo.

La butto là: quando vedi scene del genere, che durano un secondo e tuttavia ti aprono un mondo (e sia Roma che Le notti di Cabiria ne sono piene), secondo me si è di fronte a un grande film.

 

Blackkklansmann

John David Washington and Adam Driver in BlacKkKlansman (2018)

Spike Lee non è esattamente un personaggio da me molto amato, ma sono fermamente convinta che sia necessario separare il regista dalla persona, soprattutto quando è così in forma dietro la macchina da presa!

Blackkklansmann dimostra che si può parlare di razzismo senza retorica ma scuotendo comunque le coscienze. È Green Book spurgato da ogni zuccherosità: si tratta infatti di un’opera priva di peli sulla lingua (qualità che vale anche per l’operato delle Pantere Nere mostrato nel film) che denuncia in maniera corrosiva i lati abietti della società… riuscendo al contempo a intrattenere e divertire. In questo mi ha ricordato molto lo stile dei fratelli Coen, ed è sicuramente un bene.

E bravo Lee, continua così in futuro, evitando di fare remake di film già perfetti come Oldboy.

 

La Favorita

Emma Stone and Olivia Colman in The Favourite (2018)

Un film sul potere e i suoi risvolti non sempre positivi raccontato nel solito stile pazzerello di Yorgos Lanthimos. Devo dire una cosa per cui la polizia cinefila mi arresterà ma ehi, questo blog non si chiama A essere sinceri per niente, quindi mi butto: sì, vale sempre la pena di vedere i film di Lanthimos, anche se secondo me il regista greco si adagia ormai sugli allori. Ha il suo schema fatto di battute ciniche e avvenimenti spiazzanti… ma secondo me l’imprevedibilità reiterata dopo un po’ inizia a diventare prevedibile.

Dopo la sorpresa iniziale, inevitabilmente, comincio a sapere dove Lanthimos andrà a parare, ed egli stesso lo sa così bene che lascia che sia un’atmosfera di generale stranezza a trainare il film, senza che lui se ne debba occupare troppo. Però ho apprezzato le splendide protagoniste (Emma Stone, Rachel Weisz e Olivia Colman), nonché il discorso sul potere che intercorre per tutta La Favorita ma giganteggia davvero solo nel finale.

 

Black Panther

Chadwick Boseman and Lupita Nyong'o in Black Panther (2018)

L’ho gradito, ma per quanto possa gradire un film sui supereroi che non dice nulla di pressoché nuovo. Capisco anche che la sua candidatura agli Oscar celebri la rivoluzione culturale che Black Panther di Ryan Coogler ha scatenato uscendo in sala, eppure non posso dire che sia oggettivamente un gran film. È, appunto, gradevole… ma nulla di più.

Bisogna dire però che gli Oscar ormai stanno virando verso cerimonie più popolari: dato il calo di ascolti degli anni passati, hanno deciso di includere nelle premiazioni più film che abbiano avuto un grande successo al botteghino. E il film diretto da Ryan Coogler indubbiamente rientra in questo nuovo piano dell’Academy per avvicinare più spettatori possibili.

Inoltre riconosco l’importanza di Black Panther per la comunità afroamericana, troppo a lungo relegata in ruoli di sfondo o stereotipati sul grande schermo, così come a suo tempo ho compreso la portata culturale di Crazy & Rich, commedia romantica con soli interpreti cinesi. Ma secondo la mia opinione non basta replicare i vecchi schemi dei film “bianchi” e applicarli alle comunità nere, cinesi, eccetera: costruiamo nuove storie con protagonisti i neri, i cinesi, eccetera. Certo Black Panther e Crazy & Rich risultano comunque un ottimo e significativo inizio, che però spero viaggi anche verso nuovi lidi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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