Giro in Costiera amalfitana e dintorni

In cosa consisterà questo post:

-Descrizione certosina di tutto quello che ho mangiato in Costiera amalfitana
-Le tappe imperdibili e i suggerimenti pratici riguardo le località della Costiera

In cosa non consisterà questo post:

-Descrizioni certosine sui tramonti, i profumi e le vedute della Costiera amalfitana che sono altresì presenti nella maggior parte dei siti che ho consultato prima del viaggio.

Buona lettura a tutti, amanti dei tramonti e non!

 

GIORNO 1: CASERTA E ARRIVO A VICO EQUENSE

Siamo partiti verso le 10 da Roma arrivando intorno alle 12 e 30 a Caserta con l’obiettivo di visitare la Reggia. Prima però abbiamo visitato un’altra sorta di reggia, ossia il caseificio-gastronomia Franco Leuci, dove ho mangiato il panino con la scamorza di bufala della vita. E se non vi basta il mio di giudizio positivo, pensate che il caseificio è stato visitato addirittura da Papa Francesco in persona.

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Rifocillati a dovere, ci siamo diretti verso la Reggia di Caserta, dove abbiamo ricevuto due brutte sorprese: una fila di un’ora sotto il sole e la chiusura degli appartamenti (c’erano troppe persone e perciò da un certo orario hanno posto un veto agli ingressi, dopotutto era pur sempre il 25 aprile). Abbiamo potuto comunque visitare i giardini, per un costo di 9 euro a testa. Ne è valsa la pena, anche se vedere il parco invaso da cartacce lasciate lì a causa dei picnic ha rovinato un po’ la passeggiata: da un lato è bello vedere la Reggia così vissuta, piena di persone che oltre a visitarla approfittano delle giornate di sole per rilassarsi sul prato, ma dall’altro tutti i resti dei bagordi per terra hanno tirato fuori la Greta Thunberg che è in me.

Lasciata la Reggia abbiamo affrontato un’altra fila ma stavolta in macchina per raggiungere Vico Equense, la nostra base per tutta la vacanza. Qui abbiamo soggiornato in un appartamento preso su Airbnb che ha ribaltato una delle mie certezze più granitiche: era più bello dal vivo che in foto. Affacciato sul mare, enorme e pulitissimo, è dotato di tutti i comfort tra cui un posto auto privato, gode di una posizione strategica per visitare le principali attrazioni della Costiera e infine Regina, la padrona di casa, è stata super disponibile e gentile. Qui vi lascio il link della casa.

Vico Equense
La vista da casa di Regina

 

GIORNO 2: SALERNO, VIETRI SUL MARE, CETARA, MINORI E FURORE

Infatti Vico Equense (che inoltre è pure carina) non dista molto dalle principali città della Costiera come Vietri sul mare, da cui abbiamo iniziato il nostro giro. Cosa c’è da vedere a Vietri? La spiaggia dei Due fratelli, la chiesa di San Giovanni Battista, l’Arciconfraternita dell’Annunziata e del Rosario e una gran quantità di negozi di ceramiche, per le quali il paese è famoso nel mondo (vanno fortissimo degli asini di ceramica dall’aspetto deforme, se cercate dei souvenir). Diciamo che abbiamo iniziato il tour in maniera ascendente, perché se Vietri non è male, le località successive sono ancora meglio.

 

In effetti Cetara, la nostra seconda tappa, era più caratteristica, senza contare che presenta dei souvenir che mi allettavano maggiormente rispetto alle ceramiche: mi riferisco alla colatura di alici, che potrete trovare in diversi negozi del posto. Vi suggerisco di limitarvi a quella, perché era l’unica che proveniva dalla zona FAO del Mediterraneo, mentre i filetti di tonno provenivano tutti da zone FAO relative all’Oceano Indiano (sono info scritte sul retro delle confezioni dei prodotti ittici, se ad esempio c’è scritto Zona FAO 37.1 basta googlare e scoprirete dove si trova). Come vedete, il mio blog non è solo ad alto tasso di glamour ma si preoccupa anche degli interessi di voi consumatori. Comunque sia, abbiamo comprato questa benedetta colatura al negozio Delfino Battista, il migliore per rapporto qualità-prezzo.

Piccola nota malinconica: a Cetara si trova il ristorante Il convento, dove si recò lo chef Anthony Bourdain durante una puntata di No reservations di diversi anni fa (se volete sapere in cosa consisteva il programma e perché mi manchi Bourdain, potete leggere questo post). Ulteriore nota malinconica: adesso il ristorante ha delle recensioni non proprio positive, perciò per pranzo ci siamo presi un buon cuoppo di pesce fritto alla Frittura del golfo.

Sempre seguendo un itinerario gastronomico, abbiamo attraversato in macchina Maiori senza fermarci (da quel poco che ho visto ricordava un po’ Mentone in Francia), perché avevamo poco tempo e la nostra priorità era arrivare alla rinomata pasticceria Sal De Riso situata a Minori. Una volta arrivati in centro non fatevi fregare da un altro locale che si chiama semplicemente “De Riso”, perché la pasticceria originale reca il nome completo di questo uomo che non esito a chiamare ARTISTA: la sua Delizia al limone me la sogno ancora di notte. Altri dolci ottimi sono la Torta ricotta e pere e il babà (le monoporzioni costano 5 euro), inoltre ho visto veleggiare dei piatti per gli aperitivi molto invitanti, e non fatemi nemmeno iniziare con il gelato e le altre specialità perché piango dalla nostalgia. Se invece volete nutrirvi anche di cultura, le tappe imperdibili a Minori sono i resti della Villa Marittima Romana e la Basilica di San Trofimena. Infine è famosa anche per i pastifici (sì, la pasta è cultura).

La sera abbiamo deciso di mangiare a Sorrento, ma prima ci siamo fermati a Furore, dove ha luogo il celeberrimo fiordo.

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Rifocillati dalla vista, abbiamo deciso di badare anche al nostro stomaco andando da Lieve, un ristorante pizzeria a Sorrento: il menù presentava primi e secondi piatti che sembravano molto invitanti, ma noi ci siamo buttati sui fritti (le montanarine sono deliziose) e le ottime pizze, che vanno da quelle più classiche a quelle più particolari, come la Bronte con pomodorini gialli e pistacchi, la Cetara con filetti di tonno e alici o la Nerano nella foto qui sotto. Ulteriore nota di merito va sicuramente al personale e ai gestori del locale, sono stati tutti di una gentilezza unica.

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GIORNO 3: RAVELLO, ATRANI, AMALFI E POSITANO

La mattina del terzo giorno ci siamo svegliati sul presto perché ci mancavano ancora diverse località della Costiera da esplorare: a tal proposito, vi dico che in 2 giorni si possono vedere quasi tutte anche se leggermente di fretta (dipende anche dal periodo), ma 3 giorni sarebbero proprio l’ideale per poter fare un giro in pieno relax… parola che ha contraddistinto a metà la nostra visita a Ravello.

Se come noi non riusciste a trovare parcheggio proprio all’interno di Ravello, infatti, vi converrà lasciare la macchina a Scala, il paese di fronte: sembrerebbe una fatica immane, data la strada piena di tornanti, tuttavia ci sono delle scalinate che tagliano gran parte delle curve permettendovi di raggiungere Ravello in 15 minuti al massimo (c’è da dire che quel giorno c’era un matrimonio e tutti i parcheggi erano occupati dalle auto degli invitati, quindi forse siamo capitati soltanto in una giornata no).

Appena arrivati siamo entrati a Villa Rufolo, che oltre a me è piaciuta a menti altrettanto eccelse tra cui Wagner. L’ingresso costa 7 euro e li vale soprattutto per i giardini affacciati sul mare. Purtroppo non abbiamo fatto in tempo a visitare anche Villa Cimbrone e la sua Terrazza dell’infinito perché il parcheggio ci stava per scadere, e quindi ci siamo limitati a vedere il futuristico Auditorium Oscar Niemeyer e a girare per il centro di Ravello, un dedalo di vie strettissime ed elementi di interesse come gatti, limoneti, villini, ristoranti e tanto altro.

Dopo ci siamo spostati in zona Amalfi, dove abbiamo lasciato la macchina nel comodo parking Luna Rossa, da cui si raggiunge direttamente il centro del paese, non prima però di aver fatto un giro ad Atrani, tra i borghi più belli di Italia. Anche qui come a Ravello il centro è un minuscolo labirinto ma a base di case bianche e lenzuola stese, a cui ovviamente ho fatto più foto del necessario. Tra le altre tappe imperdibili: Chiesa di San Salvatore de’ Birecto, la Collegiata di Santa Maria Maddalena, la Grotta di Masaniello e la Grotta dei Santi. Purtroppo sono rimasta un po’ delusa perché avrei voluto assaggiare il sarchiapone, una zucchina fritta ripiena di mozzarella e carne trita affogata nel pomodoro, ma a quanto pare è un piatto che si mangia solamente sotto le feste.

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Perlomeno mi sono consolata da Il cuoppo di Amalfi e prendendo il gelato da Andrea Pansa: ottimi gusti classici a un prezzo ragionevole (un cono piccolo viene 2 euro e 50, esattamente come la maggior parte delle gelaterie di Roma). A quel punto eravamo pronti ad affrontare la scalinata che porta al celeberrimo Duomo e al Chiostro del Paradiso (l’ingresso costa 3 euro), girando in seguito il centro con le sue vie straripanti di persone e presepi.

 

La nostra tappa successiva sarebbe dovuta essere la Grotta dello Smeraldo a Conca dei Marini, peccato che chiuda alle 16. Almeno abbiamo avuto più tempo per girare Positano con le sue spiagge e la Chiesa di Santa Maria Assunta, i suoi ristoranti con gli spaghetti alle vongole a 20 euro e i negozi coi caftani alla Marta Marzotto. Era esattamente come me l’aspettavo: una sorta di presepe vivente turistico e ipnotico. La nostra “fortuna”, chiamiamola così, è stata parcheggiare lontano dal centro (e per lontano intendo: mille scale), ma almeno così facendo abbiamo potuto vedere la parte più nascosta e tranquilla di Positano, quella per la quale una volta tornato puoi atteggiarti a local del posto.

L’apice della giornata l’abbiamo raggiunto però a cena, quando siamo incappati in un cartello che recitava “Cucina casereccia” davanti alla Trattoria La Perla, situata a Sant’Agnello. E che fai, non ti fermi se leggi una frase del genere? Così abbiamo trovato il mio terzo ristorante preferito lontano da casa (il primo sta a Montelupone e ne ho parlato in questo post, mentre il secondo è Cantinando a Ischia). Nonostante fosse un sabato sera affollatissimo, dopo una attesa neanche troppo lunga ci hanno prontamente preparato un tavolo; pensate però che mentre aspettavamo il cuoco stesso ci ha chiesto cosa volevamo mangiare, così da buttare la pasta e accorciare i tempi di attesa. E la cortesia del personale è continuata per tutta la sera, andando a pari merito con la bontà dei piatti: abbiamo provato i tipici spaghetti alla Nerano con zucchine fritte e provola, tuttavia il piatto più buono consisteva nei ravioli ripieni di mozzarella di bufala su letto di parmigiana di melanzane. Ci penso ancora. Per finire una torta con crema e cioccolato più limoncello offerto dalla casa (e conto adeguatissimo). Capite perché l’ho inserito nella mia top three?

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Spaghetti alla Nerano

GIORNO 4 E 5: POMPEI E NAPOLI

Il quarto giorno eravamo dell’idea di andare a Capri in giornata, ma la pioggia ci ha fatto desistere (tanto più che col brutto tempo la Grotta Azzurra non è visitabile) indirizzandoci perciò su Pompei, la quale non distava molto dalla nostra base di Vico Equense. Abbiamo fatto una fila di 30 minuti per prendere due biglietti da 15 euro l’uno, pronti a giudicare dall’alto della nostra vicinanza a Ostia antica se Pompei fosse tanto meglio: beh sì, lo è. C’è molto, moltissimo da vedere, e vi consiglio di prendervi almeno 4 ore per visitare a modo gli scavi. Tip: anche se non prendete una guida, in giro ce ne sono talmente tante che sarà impossibile non carpire le utili informazioni sulla vita a Pompei che forniscono ai vari gruppi di turisti.

Al ritorno da Pompei ci siamo fermati a Castellammare di Stabia, diretti al Caffè emozioni gustative dove si trova una selezione della pasticceria di Sal De Riso: abbiamo preso una fetta di torta Panarea a base di pistacchio e un semifreddo ai tre cioccolati, e che ve lo dico a fare, erano meravigliosi. La sera siamo tornati da Lieve a Sorrento dove abbiamo preso la nostra terza pizza nel giro di quattro giorni; del resto a Pompei avevamo camminato tantissimo.

Il quinto giorno dovevamo tornare a Roma, ma prima sembrava un peccato non fare un salto a Napoli per provare la pasta patate e provola di Nennella, o vedere il Cristo Velato (ingresso: 7 euro) e il Monastero di Santa Chiara (6 euro), due tappe che non avevamo ancora esplorato nel capoluogo campano. Per Nennella e il Cristo Velato vi consiglio di andarci sul presto per evitare file piuttosto lunghe (riguardo al ristorante: sappiate che è decisamente folcloristico, ma non dirò nient’altro perché è un’esperienza che va vissuta e non spiegata a parole).

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Monastero di Santa Chiara

Io comunque ve lo dico, sto già pensando a quando ritornare in Costiera. E spero di aver fatto venire voglia anche a voi di andare: magari scegliete un periodo più in bassa stagione, così da evitare il traffico e le lunghe code. Per il resto, lunga vita alla Costiera!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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